September 2006

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I dossi artificiali installati nelle vie di Pontirolo. 

 

I residenti hanno inviato una petizione al sindaco per togliere i rallentatori a causa dei quali è stata deviata la linea Sai. Sta provocando notevoli disguidi per i pontirolesi che usufruiscono dei trasporti pubblici il cambiamento di percorso che la Sai di Treviglio ha chiesto e ottenuto dalla Provincia per quanto riguarda il tragitto degli autobus all’interno del paese.La decisione è stata presa a causa della presenza di sei dossi artificiali nelle due principali vie di Pontirolo, viale Italia e via Mazzini. «Questi dossi provocavano seri problemi ai pullman - ha detto il responsabile del servizio Sai - di conseguenza, in seguito a un sopralluogo della Motorizzazione civile di Bergamo abbiamo chiesto un cambiamento di percorso».Col nuovo tragitto, gli automezzi non effettuano più la fermata di via Mazzini, molto frequentata da chi abita nella zona residenziale a est del paese, per la presenza di quattro dossi artificiali e gli utenti dei mezzi pubblici sono così costretti a recarsi alla fermata davanti al municipio, che dista circa un chilometro da quella di via Mazzini. Per questo motivo i pontirolesi interessati al problema hanno presentato al sindaco una petizione con 143 firme in cui si chiede di eliminare almeno due dossi.«La cosa più incredibile - ha dichiarato il sindaco, Angelo Legnani - è che sono gli stessi cittadini che, anni fa, avevano raccolto le firme per far mettere i dossi in via Mazzini, visto che passavano molti veicoli ad elevata velocità». Quindi l’Amministrazione comunale non toglierà alcun dosso? «La Sai aveva chiesto di togliere almeno due dossi, altrimenti avrebbe variato il percorso, passando coi pullman per via Treviglio, anziché per via Mazzini. Io ho risposto che al massimo potevamo toglierne uno, l’ultimo, anche perché gli altri sono molto utili e sono sistemati prima di pericolosi imbocchi con strade laterali. Inoltre, da quando ci sono questi dossi, il numero degli incidenti è notevolmente diminuito.

Articolo tratto da: L’eco di Bergamo - Sabato 1 Maggio 1999


 

Stanziati 600 miliardi per rifare i cartelli

MILANO. L’Italia è al primo posto in Europa per incidenti stradali: quasi settemila morti all’anno (2.900 in più della media). Con costi sociali altissimi: 42mila miliardi destinati a diventare 52mila entro il 2010. In Italia il 33,8% della segnaletica non è conforme al codice della strada. Al Sud la percentuale sale al 58,3 per cento (41,3% al Centro, 29,6% nel Nord Est, 27,1% nel Nord Ovest). Secondo i risultati di una ricerca promossa dalla 3M, l’azienda che produce pellicole e vernici utilizzate per i segnali, il 94,1% della cartellonistica con oltre venti anni di età è da sostituire, mentre sono oltre 330 mila i segnali stradali da rifare.

Che le due cose, incidenti e incuria della segnaletica, siano in relazione tra loro non è provato. Ma il disastroso stato della segnaletica è una delle cause principali dell’insicurezza stradale. Al convengo organizzato per la presentazione dello studio, il sottosegretario ai Lavori pubblici, Mauro Fabris lo ha detto esplicitamente. «Il pessimo stato della segnaletica è sicuramente causa di molti incidenti. Noi abbiamo rilevato una crescita del disordine urbano nella segnaletica. E proprio in ambiente urbano si verifica circa il 60% degli incidenti registrati».

La denuncia di Fabris va oltre. «Invece di progredire in sicurezza, negli ultimi trent’anni l’Italia è decisamente arretrata. I nostri tassi di riduzione degli incidenti, che negli anni Settanta erano tra i più alti d’Europa, sono addirittura regrediti. La realtà è che ora, in Europa, siamo tra i Paesi con le strade meno sicure».

I numeri della ricerca di 3M sulla segnaletica sono eloquenti. Sono stati esaminati 380 chilometri di strade urbane e extraurbane e 12.067 segnali. Di questi, 4.080 sono risultati irregolari per i motivi più svariati: storti, piegati, arrugginiti, imbrattati, coperti da adesivi, bersagliati da proiettili, abbattuti e lasciati sul ciglio della carreggiata. Ma non si tratta solo di questo. I segnali stradali vengono anche sradicati e rubati. Per costruire recinzioni o per essere venduti, a peso, come metallo.

Ma oltre ai segnali stradali, c’è un problema più generale di scarsa manutenzione delle strade.

«Per mettere a norma tutta la segnaletica - ha detto il presidente dell’Anas, Giuseppe D’Angiolino - servirebbero tra 1.500 e i 1.800 miliardi. Ci sono da recuperare anni di incuria dovuti anche alla scarsità dei fondi messi a disposizione per la manutenzione delle strade. L’anno scorso - ha detto ancora D’ Angiolino - per la manutenzione abbiamo speso 1.300 miliardi. Contiamo di spenderne quest’anno dai 2.000 ai 2.200, di cui 250 solo per la segnaletica: ne servirebbero invece 500».

Ma nella relazione sulla sicurezza che oggi dovrebbe essere approvata dal Consiglio dei ministri (e che dovrebbe avere il via libera dal Parlamento in primavera), i finanziamenti previsti sono ancora minori. Seicento miliardi in tre anni di incentivi da erogare agli amministratori locali, di strade e autostrade che rinnoveranno la segnaletica e metteranno a punto nuovi sistemi di sicurezza.

E anche la società Autostrade ha messo a punto un piano per la sicurezza sulle reti in concessione: investimento previsto mille miliardi in tre anni.

Articolo tratto da: Il Sole 24 ORE - Edilizia e Territorio  - 18 Novembre 1998


 

Occorre l’autorizzazione per la pubblicità stradale
ROMA -Il ministro dei Lavori pubblici dichiara guerra all’abusivismo nella pubblicità stradale. E sollecita gli enti proprietari delle strade e i concessionari autostradali a procedere al censimento dei cartelloni non autorizzati.

La direttiva n. 1381 del 17 i marzo 1998 (pubblicala sulla Gazzetta Ufficiale n. 82 dell’8 aprile) è una risposta alle denunce su un «numero rilevantissimo» di mezzi pubblicitari collocati lungo e in vista delle strade senza l’autorizzazione prevista dall’articolo 23 del Codice. A far sentire la propria voce contro questo tipo di abusivismo sono sopratutto le associazioni di tutela dell’ambiente e del territorio e gli operatori del settore pubblicitario. Il fenomeno rappresenta, infatti, una forma di concorrenza sleale nei confronti chi ha tutte le carte in regola per i propri cartelloni e costituisce evasione per quanto riguarda l’imposta sulla pubblicità. In molti casi, poi, non è rispettato il divieto assoluto di collocare mezzi pubblicitari nell’ambito o in prossimità di luoghi sottoposti a vincoli a tutela di bellezze naturali e paesaggistiche.

Senza contare che la presenza di cartelli non autorizzati - vicino agli incroci o alla segnaletica stradale - può costituire pregiudizio alla sicurezza del traffico. Da qui la previsione dell’articolo 23 del Codice della strada, che subordina la collocazione dei mezzi pubblicitari a un’autorizzazione concessa dall’ente proprietario della strada o, nei centri abitati, dai Comuni (con il preventivo nullaosta dell’ufficio tecnico dell’ente proprietario).

La direttiva ricorda che il termine di adeguamento del 31 dicembre 1998 vale unicamente per le installazioni regolari rispetto alla precedente disciplina e in difformità rispetto all’annuale normativa. Per le autorizzazioni con scadenza successiva al 31 dicembre ‘98 che necessitano di adeguamento si deve presentare una richiesta in tal senso entro il 30 giugno; entro fine anno tutti i cartelli dovranno essere collocati a norma, in base a un piano elaborato dagli enti proprietari.

Assieme al censimento dei mezzi pubblicitari andrà calcolato anche l’indice di densità. Le rilevazioni potranno essere effettuale dal personale della polizia stradale, mediante apposite intese, verificando le autorizzazioni concesse attraverso il registro ad hoc che deve essere tenuto dagli enti proprietari. I cartelli che risulteranno senza autorizzazione sono abusivi: in questi casi è prevista la sanzione da 587.500 a 2.350.000 lire. Oltre alla sanzione accessoria per il ripristino dello stato dei luoghi.

Articolo tratto da: Il Sole 24 ORE - Edilizia e Territorio  - 10 Aprile 1998


 

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